Consiglio Regionale 20 settembre 2026, avviati lavori per documento politico

BOZZA DI UN DOCUMENTO POLITICO DEL MASCI

80 anni della Repubblica: quale futuro vogliamo?

  1. Non celebriamo soltanto il passato. E vogliamo essere responsabili del futuro

Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana.

È giusto ricordare quella scelta, il coraggio di chi la rese possibile, la Costituzione che ne rappresenta ancora oggi il fondamento.

Ma un anniversario non può essere soltanto memoria.

Deve essere anche una domanda rivolta al futuro: quale Paese vogliamo consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti?

Il mondo nel quale viviamo è profondamente diverso da quello del 1946. Eppure siamo ancora chiamati, come allora, a scegliere da che parte stare.

Non vogliamo cedere né al catastrofismo né alla rassegnazione. Crediamo nel futuro. Ma proprio per questo non possiamo fingere di non vedere ciò che sta accadendo.

2. Il mondo è malato. Non possiamo limitarci a curarne i sintomi

La crisi climatica non è più una previsione lontana. Guerre e conflitti continuano a seminare morte e distruzione. La tecnologia corre molto più velocemente della capacità della politica di governarla. L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro, l’informazione, le relazioni umane e persino il modo nel quale prendiamo decisioni.

E intanto crescono le disuguaglianze.

Una parte sempre più piccola della popolazione concentra una quantità enorme di ricchezza, mentre milioni di persone vivono nella povertà o nell’insicurezza.

Non possiamo considerare normale un mondo nel quale la ricchezza cresce e contemporaneamente cresce anche il numero di chi non riesce a vivere dignitosamente.

Il problema non è la ricchezza in sé. È la sua concentrazione, quando diventa potere e quando il potere non risponde più alla responsabilità verso la comunità.

3. I poveri sono la nuova questione sociale

La rivoluzione industriale mise davanti all’Europa la questione operaia.

Oggi abbiamo davanti una nuova questione sociale.

È fatta di persone che lavorano ma non riescono a vivere dignitosamente, di giovani senza prospettive, di anziani soli, di famiglie impoverite, di migranti, di persone escluse dalla conoscenza e dalla tecnologia, di chi non può permettersi cure adeguate.

Sono i nuovi esclusi.

E rischiano di diventare anche terreno fertile per chi promette soluzioni facili, individua un nemico da combattere e trasforma la paura in consenso.

Una democrazia che lascia indietro una parte crescente dei suoi cittadini finisce per mettere in pericolo se stessa.

Per questo chiediamo alla politica di dire con chiarezza da che parte vuole stare.

Dalla parte di chi ha sempre più potere e ricchezza o dalla parte di chi rischia di rimanere indietro?

Non è una domanda ideologica. È una domanda di giustizia.

4. Dobbiamo tornare ad ascoltarci

Una delle malattie più profonde del nostro tempo è la perdita del dialogo.

La politica è fatta prevalentemente di scontro permanente e delegittimazione dell’avversario. I social network, nati per avvicinare le persone, troppo spesso ci rinchiudono dentro “bolle” nelle quali ascoltiamo soltanto chi pensa come noi.

Abbiamo trasformato l’avversario in un nemico.

Non ci ascoltiamo più.

E senza ascolto non può esistere democrazia.

Per il MASCI l’ascolto dell’altro non è una tecnica di comunicazione: è una scelta culturale e umana. Significa riconoscere che nessuno possiede tutta la verità e che la persona che abbiamo davanti, anche quando pensa diversamente da noi, merita rispetto.

Abbiamo bisogno di una politica capace di discutere senza insultare, di dissentire senza delegittimare, di cercare compromessi senza vergognarsene.

Il compromesso, quando nasce dal confronto e non dal calcolo, non è debolezza. È una delle forme più alte della democrazia.

  1. Quando la democrazia si indebolisce

C’è un pericolo ancora più grande: il progressivo passaggio dalle democrazie alle autocrazie.

Quando le istituzioni perdono autorevolezza, quando il Parlamento viene percepito come inutile, quando il confronto viene sostituito dalla contrapposizione e quando la paura diventa uno strumento di consenso, si aprono spazi sempre più grandi per i poteri forti.

Leader che concentrano il potere, oligarchie economiche e finanziarie, grandi piattaforme tecnologiche e proprietari di enormi quantità di informazioni possono arrivare a esercitare un’influenza sulla vita delle persone che nessun potere privato dovrebbe avere.

La democrazia non muore soltanto quando qualcuno la abolisce. Può morire lentamente, quando smettiamo di difenderla.

Per questo non possiamo dare la libertà, il pluralismo, la separazione dei poteri e lo Stato di diritto per acquisiti. Vanno difesi ogni giorno.

6. Siamo diventati più connessi e più soli

C’è una contraddizione che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia.

Abbiamo più strumenti per comunicare che in qualsiasi altra epoca e, nello stesso tempo, molte persone si sentono più sole.

Lo smartphone è diventato una protesi permanente. Guardiamo uno schermo mentre siamo insieme agli altri. Fotografiamo ciò che viviamo invece di viverlo. Scorriamo migliaia di volti e conosciamo sempre meno le persone che abbiamo accanto.

Il benessere materiale, quando diventa l’unico criterio del progresso, può produrre una nuova forma di povertà: la povertà delle relazioni, del tempo, dell’ascolto, del senso.

Non vogliamo tornare indietro.

Vogliamo andare avanti senza perdere ciò che ci rende umani.

7. La tecnologia deve servire l’uomo, non governarlo

Non abbiamo paura della tecnologia.

Abbiamo paura di una tecnologia senza responsabilità.

L’intelligenza artificiale è uno straordinario strumento di progresso. Ma può anche concentrare nelle mani di pochi un potere enorme: il potere di controllare dati, informazioni, lavoro, consumi e perfino una parte delle nostre scelte.

La domanda non è se dobbiamo fermare il progresso.

La domanda è chi governerà il progresso e nell’interesse di chi.

Papa Leone XIV, nella recente enciclica Magnifica humanitas, ha posto il problema con grande chiarezza: non basta un’intelligenza artificiale più potente; occorre una politica capace di governare la trasformazione tecnologica mettendola al servizio della persona, del bene comune e dei più fragili.

È una sfida politica prima ancora che tecnologica.

 8 . La salute non può essere un privilegio

Una Repubblica è davvero solidale quando nessuno deve scegliere tra curarsi e pagare le altre spese necessarie per vivere.

La sanità pubblica deve continuare a rappresentare una garanzia fondamentale per tutti.

Non chiediamo che tutto sia gratuito e indistinto. Chiediamo che ogni persona abbia almeno la sicurezza di poter essere curata quando ne ha bisogno, indipendentemente dal reddito.

La salute non può diventare una merce riservata a chi può permettersela.

9. Le diversità non sono una minaccia

La nostra società è fatta di differenze culturali, etniche, religiose, linguistiche.

Non dobbiamo averne paura.

Le differenze possono creare conflitti, ma possono anche generare conoscenza, creatività, incontro e crescita.

Per questo la Repubblica deve tutelare le diversità e, nello stesso tempo, garantire a tutti un terreno comune: la dignità della persona, il rispetto della legge, i diritti fondamentali, la libertà, la responsabilità verso gli altri.

Integrare non significa cancellare le differenze. Significa imparare a vivere insieme nelle differenze.

10. Abbiamo bisogno di una nuova idea di progresso

Per troppo tempo abbiamo identificato il progresso con la crescita dei consumi e del PIL.

Ma un Paese non è davvero più ricco se aumenta il proprio prodotto interno e contemporaneamente aumentano la solitudine, la povertà, il degrado ambientale e l’insicurezza.

Il progresso deve tornare a significare una vita migliore.

Una società nella quale i bambini possano crescere bene, i giovani possano progettare il proprio futuro, gli anziani non siano lasciati soli, il lavoro abbia dignità, la natura sia rispettata e nessuno venga considerato inutile.

11. Una scelta di campo: dalla parte della persona

Il MASCI non è un partito e non vuole diventarlo.

Ma una realtà associativa che si ispira al Vangelo non può essere neutrale di fronte alla dignità della persona, alla povertà, alla guerra, alla distruzione dell’ambiente, alle disuguaglianze.

La nostra fede ci chiede di guardare il mondo dalla parte degli ultimi.

Le grandi tradizioni religiose possono ancora offrire alla società una straordinaria riserva di senso, di responsabilità e di speranza, se sapranno dialogare tra loro e con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo.

Non vogliamo imporre una visione religiosa della società, ma, al contrario crediamo che tutte le religioni autenticamente alla ricerca del rapporto con Dio possano essere fonte di grande ispirazione all’azione di uno  Stato laico. 

Vogliamo contribuire a costruire una società nella quale la persona venga prima del profitto, la vita prima del potere, la pace prima della guerra, la comunità prima dell’isolamento.

  1. 12.Riprendere il cammino dell’Europa e delle relazioni internazionali

L’Europa non può limitarsi a essere un mercato comune o una somma di Stati che cercano, ciascuno per sé, di difendere i propri interessi. È tempo di riprendere con decisione il cammino verso una vera Europa politica: una federazione di Stati federati, con istituzioni democratiche comuni, un proprio governo e una politica estera capace di parlare con una sola voce.

Allo stesso tempo dobbiamo rilanciare le istituzioni internazionali, oggi troppo spesso deboli e paralizzate, perché nessuno Stato può affrontare da solo problemi che non conoscono confini: guerre, fame, migrazioni, clima, disuguaglianze, sviluppo e governo delle nuove tecnologie.

Abbiamo bisogno di più politica, non di meno politica: una politica capace di superare i confini nazionali e di costruire strumenti comuni all’altezza delle sfide del nostro tempo.

13. Una nuova visione comune fondata su equità e giustizia sociale 

La paura non costruisce il futuro.

Neppure la nostalgia.

Abbiamo bisogno di credere insieme che un altro futuro è possibile e di definire una strada per raggiungerlo.

Chi assume responsabilità politiche deve tornare a parlare alle persone non soltanto dei problemi, ma anche di ciò che possiamo diventare. Oggi le vere priorità riguardano temi che richiedono progettazione e impegno costante a lungo termine, mentre il dibattito politico si concentra sull’attualità e la difesa delle posizioni di potere. 

Senza una visione comune che pensi  alla formazione dei giovani, al lavoro, alla salute, alla casa, la nostra Repubblica è destinata gradualmente a spegnersi.  

Vogliamo una Repubblica più giusta, più solidale, più sostenibile, più capace di ascoltare e di includere. Di attuare pienamente tutto il contenuto della nostra Carta costituzionale e di ridare, soprattutto ai giovani, fiducia nel futuro.

Una Repubblica nella quale la ricchezza sia una responsabilità e non soltanto un privilegio.

Una Repubblica nella quale la tecnologia sia governata e non subita.

Una Repubblica nella quale nessuno sia considerato scarto. Nella quale la ricerca del benessere si coniughi con il valore del sacrificio e dell’impegno personale.

Una Repubblica capace di guardare lontano a un futuro che comunque verrà, ma che sarà l’esito delle scelte di oggi.

14. La consapevolezza genera responsabilità, la Speranza che genera forza

Non sappiamo come sarà il mondo tra vent’anni.

Vogliamo diffondere consapevolezza e scegliere la speranza.

La speranza concreta, di chi vede i problemi, li chiama con il loro nome e decide comunque di mettersi al lavoro, ricercando costantemente ciò che può unire e non ciò che divide.

Vogliamo che il mondo guarisca perché oggi il mondo è malato.

E vogliamo cominciare da noi stessi: imparando ad ascoltare, ricostruendo relazioni, difendendo chi è più fragile, custodendo la casa comune, educando alla pace, chiedendo alla politica coraggio e responsabilità.

Ottant’anni dopo la nascita della Repubblica, questa è la nostra scelta. Non limitarci a ricordare ciò che è stato,  ma assumerci la responsabilità di ciò che sarà.

Per questo, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il MASCI vuole assumersi una responsabilità e contestualmente: 

Chiede alla politica di avere il coraggio di impegnarsi nella seria ricerca di una prospettiva comune e di fare delle scelte coraggiose sui temi di fondamentale importanza per la democrazia e il futuro della nostra Repubblica. 

Chiede alle istituzioni di difendere chi è più fragile.

Chiede alla società di tornare ad ascoltare.

Chiede a ciascuno di noi di uscire dall’isolamento e di tornare a costruire relazioni.

Chiede di governare la tecnologia prima che sia la tecnologia a governare noi.

Chiede di difendere la pace, la democrazia, la dignità della persona e la casa comune.

Non sappiamo quale mondo troveranno i nostri figli e i nostri nipoti.

Sappiamo però quale mondo non vogliamo consegnare loro.